Architetti, 70 anni dentro le trasformazioni di Catania: una festa di generazioni e futuro alle Ciminiere

da | Ott 12, 2026 | Catania

Catania – Settant’anni di storia misurati non sul calendario, ma sul volto e sullo sviluppo di una città. Con questo spirito, il “tempio” dell’architettura catanese – Le Ciminiere – ha ospitato il doppio anniversario per celebrare i 70 anni dell’Ordine degli Architetti PPC di Catania e i 20 anni della sua Fondazione. Un evento celebrato attraverso un ricco talk che ha messo a confronto generazioni diverse, per rileggere il passato e interrogarsi sulle sfide odierne legate all’ambiente, alla società e alle nuove tecnologie.

Guidato dalla giornalista Assia La Rosa, l’incontro ha visto la partecipazione del presidente dell’Ordine Alessandro Amaro e della presidente della Fondazione Melania Guarrera, affiancati da tutti i protagonisti che hanno segnato la vita delle due istituzioni in stagioni differenti.

 

Dalle origini al futuro: l’evoluzione della professione

«Non abbiamo voluto fare una ricostruzione cronologica – hanno sottolineato Amaro e Guarrera – ma un percorso costruito attorno ai grandi passaggi che hanno segnato l’evoluzione della professione: la trasformazione del mestiere, la nascita della Fondazione e del COGA, il rapporto con la città, il ricambio generazionale e le sfide del futuro».

Il racconto si è snodato attraverso i contributi di figure chiave:

  • Maurizio Spina, che ha ripercorso il cambiamento del mestiere e dello studio professionale tra ieri e oggi.

  • Gigi Longhitano, che ha ricordato il periodo di ampliamento del raggio d’azione dell’Ordine, la nascita della Fondazione e del COGA (Coordinamento Giovani Architetti), nato per offrire ai giovani uno spazio autonomo di partecipazione.

  • Filippo Nasca e Adelaide Longhitano, che hanno approfondito il ruolo della Fondazione come presidio culturale, formativo e di confronto sul territorio.

Il rapporto con la città e le istituzioni

Un passaggio centrale della serata è stato dedicato al legame profondo tra gli architetti e il governo del territorio. Presente all’appuntamento, il sindaco di Catania Enrico Trantino ha sottolineato il contributo decisivo della comunità professionale nei processi di pianificazione urbana:

«Vorrei che ci fosse un po’ più di sano orgoglio da parte di tutti e, di cattiva o buona grazia, dei tecnici rispetto al percorso compiuto e al contributo che questa comunità professionale ha dato alla città – ha evidenziato Trantino – gli architetti sono stati protagonisti di passaggi importanti: penso al Piano dehors, atteso da oltre quarant’anni e finalmente realizzato anche grazie al loro contributo, o al Piano dei chioschi, che la città aspettava da anni. È la dimostrazione di quanto il confronto tra Amministrazione e professionisti possa tradursi in strumenti concreti per governare e migliorare la città».

Alla celebrazione hanno preso parte anche Giuseppina Leone (presidente dell’Ordine di Palermo e della Consulta regionale degli Architetti PPC di Sicilia), Giuseppe Scannella (sul ruolo attivo dell’Ordine nel dibattito pubblico), Paola Pennisi (sulla Fondazione come spazio di sperimentazione culturale), Veronica Leone (prima donna alla presidenza dell’Ordine di Catania e attiva sulla scena nazionale), Sebastian Carlo Greco (dal COGA alla presidenza dell’Ordine) e Eleonora Bonanno (sull’importanza di aprire l’architettura a nuovi pubblici e linguaggi).

Una festa corale e partecipata

La serata ha reso omaggio a tutti i consiglieri e segretari che, mandato dopo mandato, hanno custodito questa lunga storia collettiva. L’evento si è avvalso della preziosa collaborazione di importanti partner del territorio: l’AIS Catania (con la vicepresidente di AIS Sicilia Maria Grazia Barbagallo), l’Associazione Cuochi Catania (guidata dallo chef Pietro Arezzi), la Conpait Sicilia (presieduta da Peppe Leotta) e i ragazzi dell’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla”.

Il messaggio finale della celebrazione è risuonato forte e chiaro: festeggiare il passato ha senso soltanto se la memoria diventa il motore per progettare ciò che ancora non esiste.