Virdimura al Teatro Stabile di Catania: ispirazione all’amore e alla tolleranza

da | Mag 25, 2026 | In giro e dintorni

“Addossati le colpe che non hai e dimentica i tuoi meriti, ma soprattutto amali, figlia mia…”

Con quanta poesia risuonano queste parole sul palcoscenico! Poesia percepita al Teatro Stabile di Catania, dove dall’8 al 17 maggio è andata in scena “Virdimura“, nuova produzione etnea in collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo, che ha concluso il calendario delle opere indoor prima della stagione calda e del trasferimento al Cortile Platamone. La poesia è emersa da uno dei romanzi di maggiore successo di Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice siracusana, che con l’opera omonima edita da Guanda nel 2024 ha vinto il Premio Vittorini. Al Teatro Verga di Catania l’opera è stata rappresentata con la riduzione firmata da Angela Demattè e la regia di Cinzia Maccagnano.

Virdimura, la prima donna medico di Catania nel Trecento

Il cast di Virdimura al Teatro Stabile di Catania con Donatella Finocchiaro e Franco Mirabella

Il cast di “Virdimura” al Teatro Verga di Catania. Ph. Antonio Parrinello

Addossati le colpe che non hai e dimentica i tuoi meriti, ma soprattutto amali, figlia mia…” dice il padre medico Urìa alla propria figlia, Virdimura, storicamente considerata la prima donna a giurare fedeltà a Ippocrate nella Catania del Trecento. Già, proprio una donna medico e proprio all’epoca, medico delle anime prima ancora che dei corpi. “Poi mi sussurrava: Ricorda. Se un malato è incerto chiedigli cosa ha sognato. Se è sicuro, chiedigli in cosa ha sperato. Curali partendo non dai loro corpi, ma dai loro lutti…”

E non è forse anche questo l’amore prioritario di cui necessitiamo oggi? Se il teatro deve ancora servire ad ispirarci buone cose, buone azioni, buoni sentimenti, buoni propositi, oltre che per momenti ludici e spensierati, allora quest’opera ispira l’amore: per il prossimo, il cristiano, l’ebreo, il musulmano, per nomi che, di questi tempi, sono ai confini con la polemica e con il rancore.

Donatella Finocchiaro e il cast di Virdimura al Teatro Verga

Donatella Finocchiaro e Franco Mirabella in una scena di Virdimura al Teatro Stabile di Catania

Donatella Finocchiaro e Franco Mirabella in “Virdimura”, Teatro Verga, Catania 2026. Ph. Antonio Parrinello

Non così tra le pagine e i battiti di un libro che ritrova invece la sua voce spirituale, dopo numerose ristampe, anche sui palcoscenici, grazie soprattutto all’interpretazione della brava e incisiva protagonista Donatella Finocchiaro, abilmente sospesa tra la figura storica e il fascino della rappresentazione scenica. Virdimura è così una figura significativa già dal nome, a indicare la muffetta che nasce tra le crepe delle mura della Catania antica e che, assieme al calore e alla luce del sole, era il più prezioso medicamento dell’epoca.

Accanto a lei, sostengono il rigore del palco Franco Mirabella, Olivia Spigarelli, Luana Toscano, Franz Cantalupo, Giorgia Boscarino, Ornella Brunetto, Chiara Barbagallo, Luna Marongiu e Margherita Mignemi, che a tratti regalano anche momenti di amara ilarità nei dialoghi, quasi a voler sospendere per qualche istante la gravità dei momenti, delle indagini, delle accuse.

Scena della gabbia in Virdimura al Teatro Stabile di Catania, spettacolo tratto da Simona Lo Iacono

Una scena di “Virdimura” al Teatro Verga di Catania. Ph. Antonio Parrinello

Emancipazione e medicina nel Trecento: l’attualità di Virdimura

L’amarezza, infatti, nasce anche dalla consapevolezza che già oggi è comunque difficile sfidare certe convenzioni, ci si immagini nel Trecento, quando la medicina, peggio ancora se praticata da una donna, era pericolosamente accostata alla stregoneria. Si aggiunga che né il padre Urìa né sua figlia prendevano compensi dalle cure che elargivano ai disperati, di qualunque razza, di qualunque fede, di qualunque regno e dunque anche per questo sospettati di altri intenti.

La parola d’ordine è allora tutta nella emancipazione. Ma questa emancipazione è giunta a noi anche grazie a figure storiche come Virdimura. Anche questo rende l’opera attuale e dal linguaggio universale.

Una “voce narrante” affascinante, a tratti cupa, è stata anche quella delle musiche di Etta Scollo, mentre le scene di Andrea Taddei hanno restituito il senso degli stati d’animo. Costumi severi e austeri di Dora Argento, esaltati dalle luci con Gaetano La Mela.

(Crediti foto: Antonio Parrinello)