Ecco il “Metodo Classico vista Mare”. La Masterclass 2026 di Bolle in Vigna

da | Lug 30, 2026 | Catania, Storie di oggi

A Bolle in Vigna 2026 a Monte Gorna di “Tenute Nicosia”, ancora una volta grande protagonista la degustazione tecnica proposta prima del Party e dei banchi d’assaggio.

Tema di quest’anno per Bolle in Vigna: le bollicine nate, evolute e affinate sulle coste, ma anche sott’acqua, attraverso 8 calici di 7 cantine differenti da tutto il mondo

Ancora un filo conduttore originale e interessante è stato individuato all’evento “Bolle in Vigna” di Tenute Nicosia, un sentiero che potesse rendere anche la Masterclass di questa VII edizione attrattiva e lungimirante. E il filo conduttore è stato il mare, come lo stesso titolo della degustazione tecnica ha lasciato intendere dall’inizio: “Metodo Classico vista Mare”, appunto, presentata e gestita ancora una volta con una conduzione efficace e diretta dalla madrina dell’evento, Daniela Scrobogna, docente e relatrice di Fondazione Italiana Sommelier.

Prima di immergersi in questo percorso affascinante e internazionale delle bollicine nate, prodotte e affinate lungo le coste, ma anche in qualche caso nei fondali marini, sono giunti i saluti del patron di Tenute Nicosia, Graziano Nicosia, che ha sottolineato ancora una volta l’intento di Bolle in Vigna di festeggiare, certamente, la realtà eccellente del vulcano Etna anche nella spumantistica, ma soprattutto di mettersi ogni anno sempre più in gioco, in diretto contatto e confronto con altre realtà prestigiose italiane e internazionali. Un tratto, questo, confermato ed evidenziato anche dalla enologa della cantina etnea, Maria Carella, e dal presidente dell’Associazione Spumanti dell’Etna, Francesco Chittari, intervenuti anch’essi prima degli assaggi.

BOLLE IN VIGNA 2026 - MASTERCLASS METODO CLASSICO SPUMANTI VISTA MARE

La scenografia perfetta, anche per il 2026, è stata la “sala a cielo aperto” tra le vigne di Monte Gorna, dove hanno trionfato le bollicine ai calici. Qui, ospiti, giornalisti, sommelier ed esperti di settore hanno vissuto l’emozione di una degustazione, come da tradizione, alla cieca, scoprendo solo al termine quali cantine corrispondessero ai vini degustati. A conquistare gradevolmente i calici, tra perlage e sensazioni ora agrumate, ora sapide, ora floreali, sono state bollicine provenienti dall’Etna e da Lanzarote, da Ischia e dalla Liguria, fino al Sudafrica, per un totale di 8 vini da 7 cantine diverse.  

Il primo assaggio ci ha portato in Liguria, con la produzione di Ca’ Lunae, con la Cuvée Lunae Metodo Classico Millesimato Brut, 2020. Il paesaggio dominante è quello a ridosso delle Cinque Terre, tra Castelnuovo Magra (provincia di La Spezia) e la Riviera Ligure. A un primo esame visivo, il colore restituiva tracce quasi algide, confermate anche al naso, tra note di mela verde. Un’acidità piuttosto affilata in bocca, con un finale piacevole, con richiami sapidi e salini. Un vino molto lineare, sobrio sul finale.

Il secondo vino ha fatto scendere, invece, gli ospiti fino in Sudafrica, con Desiderius Pongràcz, Mèthode Cap Classique, Brut da Chardonnay e Pinot Noir, equamente ripartiti al 50%. La zona individuata è quella più a Sud, nella Baia dove si incontra i due oceani. Un vino un po’ più intenso rispetto al primo servito, luminoso. Al naso, sono emerse subito note floreali, quasi dolci. Fiori bianchi, frutta matura. In bocca, l’acidità si è rivelata più compenetrata, morbida, più distesa, con tonalità saline. A tratti, accenni minerali.

Con il terzo assaggio, la Sicilia è stata protagonista. La cantina è stata quella di Tenuta Gorghi Tondi, a Mazara del Vallo(Trapani), col suo Millesimato Rosé Brut Nature. Siamo nella parte sud occidentale dell’isola e questo Metodo Classico esalta tutta la nobiltà del Pinot Nero. Un rosato smagliante, alla vista, con una bella effervescenza. I profumi richiamavano alla fragola, alla ciliegia, a piccoli frutti rossi, al gradevole e vellutato profumo della rosa, per la parte floreale. In bocca, gradevole anche una punta di salinità, con note di alghe. L’acidità emersa ha richiamato la fragola, svettando e sostenendo ogni assaggio. La persistenza è stata abbastanza lunga. La degustazione è stata anticipata inoltre da un interessante intervento dell’enologo dell’azienda, Tonino Guzzo, che ha raccontato come sia nata questa avventura del Pinot Nero in Sicilia con Gorghi Tondi già nel 2016, quando il titolare gli rivelò la sfida che voleva intraprendere. Siamo su terreni sabbiosi, rossi, ricchi di ferro. Un contesto che si svelò ottimo per una base spumante e il risultato è adesso nei nostri calici.

Con il quarto vino, i commensali si sono spostati a Lanzarote, alle Isole Canarie, con l’azienda El Grifo e la sua Malvasìa Volcànica Brut Nature Reserva 2022. Un territorio vulcanico e salmastro, scuro, dove la brezza del mare incide molto sulla vita delle vigne, piantate in buche profonde proprio per difenderle e tutelarle. Le viti sono protette anche da sassi, che ne salvaguardano l’umidità nel corso della notte. Il vino si è presentato con una effervescenza alquanto copiosa, un perlage abbondante, quasi esplosivo, con riflessi verdolini. Subito evidente una componente mentolata, con una traccia anche fumé, un po’ più chiuso al naso. La sapidità, poi, ha avvolto il palato, con note agrumate e ricordando il cedro appena tagliato.

Il quinto vino ha condotto la degustazione a Ischia, in Campania, con l’azienda Tommasone, da Lucia Monti, attuale proprietaria. La cantina possiede 12 ettari di vigneti distribuiti in 15 parcelle differenti, da nord a sud dell’isola. Il vino si è presentato con il suo oro luminoso, vivo ed una evidente sapidità. Note di alga, di conchiglie, con il mare presente in tutta la sua interezza. Ha svelato una evoluzione diversa rispetto ai precedenti, con note speziate, quasi crema di caffè in bocca. Mancava forse di un po’ di verticalità, ma la componente marina è stata sempre presente e puntuale agli assaggi.

Con il sesto vino la degustazione è tornata ai rosati, con i padroni di casa di Tenute Nicosia e il suo Sosta Tre Santi Etna DOC Rosato Millesimato, presentatosi con una bellissima veste al calice. Profumi di melagrana, lampone, rosa. La componente floreale era netta. Poi, note agrumate e aranciate. In bocca, la frutta ha inondato piacevolmente il palato, accompagnato da una certa cremosità. Acidità impressionante e svettante, è stata definita da chi conduceva la Masterclass: affermazione che ha trovato tutti d’accordo. Interessante, anche qui, l’intervento dell’enologa Maria Carella, il suo considerare gli spumanti dell’azienda come dei figli, vederli nascere, crescere e affinarsi con la pazienza e con il tempo. E poi, il valore aggiunto della valorizzazione del territorio attraverso i vitigni autoctoni, simbolo stesso del vulcano Etna.

Il settimo assaggio ha rivelato che, tra i calici, si era nascosto anche lo Champagne Cloe Marie Kottakis, con affinamento subacqueo, Underwater, nella Baia di Portofino. Siamo a meno 52 metri sotto il livello del mare e la pressione esterna incide molto sull’affinamento. Anche il dondolio costante dell’acqua favorisce l’evoluzione dello Champagne nel tempo. Un processo spiegato molto bene tecnicamente da chi mette in atto questo processo, Jamin UnderWaterWines, il Network di Cantine Subacquee, che ha proposto anche durante il “Sosta Tre Santi Party”, successivo alla Masterclass, una degustazione di etichette affinate sott’acqua secondo il protocollo sviluppato dalla società di Portofino, in collaborazione con enti scientifici e istituzionali, come i dipartimenti universitari DISTAV – Università di Genova e DAGRI – Università di Firenze. A intervenire è stato Emanuele Kottakhs, responsabile del progetto e sales director. Lo Champagne degustato, così, ha rivelato un naso avvolgente, complesso. Note di fieno, albicocca, caramella. Elegante la salinità. Molte sfaccettature presenti all’assaggio e molte conferme percepite all’olfatto. Uno Champagne molto cremoso.

Ottavo e ultimo assaggio, nuovamente uno spumante di Tenute Nicosia, il Metodo Classico Sosta Tre Santi Carricante Sessantamesi. Uno spumante piacevolmente dorato, con un naso complesso. Una bellissima evoluzione, che ha svelato la pazienza e l’amore con cui è stato seguito nella sua crescita. Un ulteriore sigillo, a tratti anche nobile, del progetto avviato ormai da tempo dalla cantina storica dell’Etna nella valorizzazione dei vitigni come appunto il Carricante e il Nerello Mascalese.  

 

BOLLE IN VIGNA 2026 - MASTERCLASS METODO CLASSICO SPUMANTI VISTA MARE