Galimberti ad Acireale: tecnica, futuro ed etica del viandante

da | Set 3, 2026 | Catania, In giro e dintorni

Villa Belvedere gremita per l’incontro organizzato dalla Fondazione Bellini nell’ambito di Acireale Estate 2026. Al centro della riflessione, il rapporto tra tecnica, futuro e responsabilità nell’“Etica del viandante”.

Avanziamo, ma verso dove? È la domanda che attraversa l’intervento di Umberto Galimberti ad Acireale, davanti al pubblico che ha gremito Villa Belvedere. «Capite cosa vuol dire spaesamento? Che viviamo in un mondo senza scopi», ha detto il filosofo, aprendo una riflessione sulla difficoltà di trovare una direzione in una società capace di produrre innovazione continua.

L’incontro, organizzato dalla Fondazione Bellini nell’ambito di Acireale Estate 2026, ha portato sul palco i temi dell’“Etica del viandante”: l’incertezza come condizione dell’esistenza, il superamento dell’idea di dominio sulla natura e la responsabilità verso le nuove generazioni.

Prima della lectio, introdotta da Antonello Piraneo, direttore de La Sicilia, Galimberti si è fermato con i lettori. Poi il confronto si è spostato sul rapporto tra l’uomo, il tempo e la tecnica.

Galimberti e l’età della tecnica: un progresso senza meta

«La storia funziona se c’è un passato, un presente e un futuro», ha spiegato Galimberti. Nella sua lettura, l’età della tecnica modifica questo equilibrio: il passato viene rapidamente superato, mentre il futuro tende a coincidere con una versione più efficiente di ciò che già esiste.

Lo smartphone diventa un esempio immediato. Ogni generazione prepara quella successiva, in una sequenza nella quale il miglioramento degli strumenti sembra bastare a giustificare il movimento.

È qui che il filosofo colloca lo spaesamento contemporaneo: la capacità di avanzare cresce, mentre diventa più difficile riconoscere uno scopo condiviso. Il problema riguarda dunque il significato che attribuiamo al cambiamento e la direzione nella quale scegliamo di orientarlo.

“L’etica del viandante”: abitare l’incertezza

A questa condizione Galimberti accosta la figura del viandante, protagonista della sua proposta etica.

Il viandante, ha chiarito, non è «un anarchico errante». È una figura che assume l’incertezza e continua a camminare senza affidarsi alla garanzia di un approdo definitivo.

Il percorso richiede attenzione a ciò che si incontra, disponibilità a rivedere le proprie convinzioni e capacità di confrontarsi con situazioni nuove. Nell’età della tecnica, l’orientamento prende così forma durante il cammino, attraverso le scelte e le relazioni.

L’uomo e la natura: oltre l’antropocentrismo

La riflessione si è estesa al posto dell’essere umano nel mondo. «Non siamo il centro dell’universo», ha ricordato Galimberti, richiamando la rete di dipendenze che lega la nostra esistenza a piante, animali e microrganismi.

È una prospettiva che mette in discussione l’antropocentrismo e l’idea della Terra come risorsa interamente a disposizione dell’uomo.

Nel ricostruire le radici culturali di questa visione, il filosofo ha richiamato anche la tradizione giudaico-cristiana e il comando biblico del dominio sul creato. Nella sua interpretazione, questa impostazione ha contribuito a legittimare un rapporto con la natura fondato sul controllo, al quale lo sviluppo scientifico e tecnico ha fornito strumenti sempre più potenti.

L’etica del viandante propone di ripensare questa relazione, riconoscendo l’essere umano come parte del vivente. Da tale consapevolezza discende una responsabilità: considerare le conseguenze delle proprie azioni sulla rete di cui si fa parte.

Giovani e futuro: la responsabilità degli adulti

Uno dei passaggi più incisivi della serata ha riguardato il disagio delle nuove generazioni.

«Perché i ragazzi stanno male? La mia risposta è semplice: perché non hanno il futuro che gli abbiamo tolto», ha affermato Galimberti.

Una lettura che riporta l’attenzione sulle responsabilità collettive. Nelle parole del filosofo, lo spaesamento dei giovani incontra la difficoltà della società adulta di offrire prospettive nelle quali riconoscersi e investire desideri, energie e capacità.

Il futuro diventa quindi una questione culturale e sociale: poter immaginare una possibilità per sé, sentire che le proprie scelte hanno un peso, trovare ragioni per partecipare alla costruzione del mondo.

Villa Belvedere gremita per Acireale Estate 2026

Ad accogliere Galimberti e il pubblico è stato Mattia Pennisi, presidente della Fondazione Bellini, che ha presentato il filosofo come «il dottore dell’anima».

Tra i presenti, il sindaco Roberto Barbagallo, il vescovo Antonino Raspanti, i deputati regionali Nicola D’Agostino e Salvo Tomarchio e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Barbagallo ha sottolineato il valore degli appuntamenti culturali proposti dalla città negli ultimi tre anni, indicando nella partecipazione a Villa Belvedere una risposta all’impegno degli organizzatori.

La serata ha lasciato al pubblico un interrogativo che attraversa tutte le questioni affrontate: quale futuro siamo capaci di costruire con gli strumenti che possediamo? Una domanda che dalla filosofia torna alla vita quotidiana, alle scelte degli adulti e alle possibilità consegnate a chi verrà dopo.