Ricerca, sostenibilità e valorizzazione del territorio hanno accompagnato degustazioni e incontri a Milo. Oltre 10mila euro raccolti per Save the Children. Il prossimo appuntamento è a settembre 2027.
Il futuro del vino sull’Etna passa dalla capacità di affrontare il cambiamento climatico, custodire la biodiversità e costruire nuove relazioni tra produzione, ricerca e territorio. Sono questi i temi emersi dalla 46ª edizione di ViniMilo, che dal 27 agosto al 13 settembre 2026 ha riunito a Milo produttori, studiosi, giornalisti e appassionati.
Accanto alle degustazioni, la manifestazione ha aperto il confronto sulle trasformazioni della viticoltura etnea, dedicando spazio anche alla solidarietà e alla prevenzione sanitaria. La prima edizione guidata dalla sindaca Maria Aurora Catalano, organizzata insieme all’assessore alle Attività economiche Giuseppe Messina, consegna così al territorio un programma di riflessioni da sviluppare verso il prossimo appuntamento, previsto per settembre 2027.
Cambiamento climatico e viticoltura: le sfide per l’Etna
La disponibilità d’acqua, la salute dei suoli e la resistenza delle piante sono questioni sempre più concrete per chi lavora in vigna. A ViniMilo 2026, il contributo delle università e degli enti di ricerca ha portato il dibattito sulle possibili risposte.
Durante un incontro dedicato a Etna e biodiversità, Tommaso La Mantia dell’Università di Palermo ha richiamato l’attenzione sul rischio di desertificazione in Sicilia. L’Università di Catania e l’IRVO hanno invece presentato uno studio sperimentale sui vitigni autoctoni e sull’introduzione di caratteri genetici di resistenza.
Un ulteriore fronte riguarda il lavoro delle aziende. Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di Tutela Etna DOC, ha illustrato l’obiettivo di una certificazione di sostenibilità per le cantine associate, capace di considerare insieme gli aspetti ambientali, economici e sociali.
Impronta carbonica, consumi idrici e biodiversità si affiancano così a parità di genere, equità salariale, sicurezza sul lavoro e prevenzione nelle aree rurali. Una prospettiva che lega la qualità della produzione alle condizioni nelle quali viene realizzata.
Solidarietà e prevenzione: la cura entra nel programma
La manifestazione ha dedicato spazio anche alla comunità. La cena di beneficenza del 2 settembre, organizzata con Osteria Quattro Archi, ha raccolto oltre 10mila euro di donazioni a sostegno di Save the Children Italia.
In piazza, uno stand dell’ASP di Catania ha sensibilizzato il pubblico sull’importanza degli screening oncologici per la prevenzione dei tumori della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto.
Il concetto di cura ha attraversato anche il bilancio della sindaca Catalano, che ha definito ViniMilo «una grande agorà per parlare di vino e di Etna», del presente e del futuro di chi sul vulcano vive e lavora.
«Chiudiamo un’edizione iniziata in corsa e assai ricca di spunti e idee da sviluppare e affinare. Da oggi siamo già al lavoro per ViniMilo 2027», ha dichiarato.
Degustazioni, vitigni reliquia e cultura del territorio
Per oltre due settimane, ViniMilo 2026 ha intrecciato la conoscenza del vino con libri, cinema, arte, cucina e filosofia.
Le degustazioni hanno coinvolto sommelier di AIS, FIS, FISAR e Sapori e Saperi, assaggiatori ONAV, esperti di Slow Food, giornalisti di Cronache di Gusto e rappresentanti di G.R.A.S.P.O.
Tra gli approfondimenti, le microvinificazioni di vitigni reliquia hanno offerto l’occasione di conoscere antiche varietà sopravvissute alle malattie e all’abbandono dei vigneti, osservandone il potenziale di adattamento. Il racconto degli alberi monumentali e della biodiversità etnea ha trovato spazio negli incontri con Tiziano Fratus, mentre tra gli ospiti delle presentazioni di libri è intervenuto Oscar Farinetti.
Cantine e palmenti: l’Etna racconta la propria ospitalità
Una parte del programma ha accompagnato il pubblico nelle cantine, nei palmenti recuperati e nelle masserie del territorio. Luoghi nei quali la produzione vinicola incontra il paesaggio e la memoria delle architetture rurali.
Tra gli spazi coinvolti, Barone di Villagrande, che nel 2027 celebrerà trecento anni di vendemmie ininterrotte, e le realtà Iuppa, Maugeri e Favazza, quest’ultima a Sant’Alfio.
Il recupero di questi ambienti racconta anche l’evoluzione dell’enoturismo sull’Etna: soggiorni tra i vigneti, percorsi nel bosco, cucina del territorio e occasioni di incontro con chi produce.
Un tour di tre giorni ha inoltre coinvolto giornalisti di testate e guide italiane e straniere, tra visite alle aziende, escursioni nei boschi e nei noccioleti, incontri con enologi, chef e ristoratori.
Etna Bianco Superiore e oltre 150 vini in degustazione
La festa di piazza dei primi due fine settimana di settembre ha riunito stand gastronomici, street food, presìdi regionali Slow Food e mercatini artigianali.
L’Enoteca all’aperto ha proposto un banco d’assaggio con oltre 150 vini dell’Etna, curato dalla Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, dai sommelier AIS e dagli assaggiatori ONAV Catania.
Sulla terrazza del Municipio, la terza edizione di “Grappoli Bianchi” ha acceso i riflettori sull’Etna Bianco Superiore DOC, la cui zona di produzione è riservata dal disciplinare al territorio di Milo.
È anche da questa specificità che riparte il percorso verso il 2027: valorizzare un’identità produttiva riconoscibile, affrontando insieme le condizioni ambientali e sociali che ne renderanno possibile il futuro.
